
Il Consorzio del Chianti Classico esibisce i muscoli contro il Consorzio Vino Chianti, sprizza tannino da tutti i pori, toni aspri, accesi, declamazioni anche poco eleganti, dispettose; stile toscanaccio che merita commento adeguato per tutti e due: bravi bischeri!
Per continuare a leggere questo post clicca su Continua
La querelle girava dal 1924, seconda Era Fascista, in mezzo c’è passato l’Impero, la Guerra Mondiale, l’attentato a Togliatti, il ’68, la musica degli Abba, Berlinguer, Craxi e Fanfani; in tutti questi anni i contadini del territorio “Classico” potevano, fino a ieri, destinare parte della propria produzione di uve per imbottigliare Chianti docg. Ora basta, da San Casciano, Greve, Radda, Gaiole, Castellina, Castelnuovo Berardenga, Barberino Val D’Elsa, Poggibonsi e Tavernelle Val di Pesa esce solo il Classico con il suo marchietto del Gallo Nero. Il resto del Chianti della Toscana è altra roba: non ci sbagliamo eh?
I numeri. Il Consorzio del Vino Chianti recita “il nostro Consorzio riunisce 4.500 produttori in 15 mila ettari di vigneti su 6 province e vanta oltre la metà delle docg della Toscana”. I Classici dichiarano invece “7.200 ettari di vigneti 600 soci produttori, di cui 350 imbottigliatori tra Firenze e Siena”.
Le differenze fra i due disciplinari sono visibili e da sempre invocate dai chianticlassicisti per la loro propensione alla qualità ed esclusività di prodotto rispetto ai sempliciotti chiantistidoccigi.
Il disciplinare del Classico chiede infatti un 80% di sangiovese (l’uva tipica) ed il restante 20% uve nere del territorio, i chiantistidoccigi fermano al 75% il sangiovese ed il restante ad altre uve (ammesse anche le bianche come la Malvasia); in genere gli standard di produzione del Classico sono più stringenti come ad esempio il fatto che la resa massima di uve consentita per ettaro non possa superare i 75 q.li mentre per l’altro Chianti può arrivare fino a 90.
Tutto questo vale un divorzio ? Bischerata.
Certo è più facile dividersi che vivere insieme, certo è più facile chiudersi in un cantuccio ad urlare la propria bravura invece di camminare insieme all’altro, così in un mondo, e in un mercato del vino, dove tutti tendono ad unire le forze questi invece zac zac. Come se un cliente di Los Angeles, una brav’uomo di Voghera o un acculturato fisico nucleare di Roma possano essere in grado di capire un divorzio e quindi la differenze fra classico e doccigi, visto poi che i due vini continueranno a chiamarsi entrambi Chianti !! Elaborare un unico disciplinare con più fasi di produzione, unico marchio, diversi livelli e denominazioni era impossibile? Quando ci si divide, si divide tutto, si prendono strade diverse, case diverse, soluzioni di vita diverse, investimenti diversi, fare tutto questo chiamandosi con lo stesso nome a me pare la solita cialtronata italica. Bella confusione sul mercato se ora un Consorzio dovesse cominciare, e ce ne sono tutte le premesse, a raccontare al mondo cose del tipo “il mio Chianti è più Chianti del suo!!”
Popolo toscano quando smetterai di dividerti ?? State tutti li a criticare gli altri quando tutti sanno che tutt’oggi per andare da Firenze a Siena quasi ci vuole il passaporto.
Adesso avete diviso il Chianti, avete esagerato. Il mondo non gira così. Repetita iuvant: bischeri!
.
Condivido ogni singola virgola. Col provincialismo che fa finta di essere amore per la qualità del proprio prodotto non si va lontano, in un mondo che ha spostato i propri confini a tutto il pianeta...
RispondiElimina