
Dice infatti la storia che nel 1819 fu Carolina Amalia di Brunswick, che poi diventò Regina d'Inghilterra, che portò in dote a Bartolomeo Pergami (amante, amico speciale ..chissà..) tutta questa tenuta e questi le diede il secondo nome della amicona: Amalia. Nel 1925 la tenuta viene rilevata da Alessandra Drudi, in arte Gea Della Garisenda, famosa cantante di "Tripoli bel suol d'amore" la canzone patriottica che dal 1911 aveva portato il nostro tricolore in Libia, amica personale di D'Annunzio (che le inventò il nome d'arte) e di altri poeti del tempo.
L'assaggio è in condizioni ottimali, temperatura, stappatura, bicchiere, tutto gira a favore di questo sangiovese dal colore scuro, tenebroso, riflessi rossi lucenti. Profumazione intensa, corposa, aperta con sentori leggermente appassiti che lo rendono regale; naso maturo, amarasca piena e tangibile, ampio volume speziato. Incantevole. In bocca è pieno, allegro, basso il tannino, solo leggermente allappante verso il finale prima di sorprenderci con un aperto e gradevole tocco di acidità.
Questa produzione di Tenuta Amalia si fa 12 mesi di invecchiamento in botte di Slavonia e 6 in bottiglia, arriva in tavola ed è un vino maturo ma ancora fresco, molto composto e, fra le cose romagnole, uno degli assaggi più sorprendenti e piacevoli.
Profondamente distante dal sangiovese di oltre appennino questo Pergami sembra aver disegnato un suo modo di esserlo, esattamente uno delle cose che io personalmente cerco in Romagna, contrario agli scimmiottamenti di altri luoghi e culture vitivinicole che mi pare a volte di aver colto qua e là in questa terra di Romagna. Un altro passo avanti nel mondo del Sangiovese di Romagna, un mondo che deve trovare il modo di arrivare al mondo
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