
Questo Chianti Classico è un 100% Sangiovese di "altura" (500 Mt slm) che segue un accurato percorso di vinificazione e fermentazione prima di adagiarsi per 24 mesi in botti di slavonia e rovere ed arrivare alla nostra bottiglia. L'assaggio, per una volta diciamolo prima, rappresenta molto bene il Classico con qualche nota armonica in meno e qualche sentore olfattivo in più.
Il colore è un rubino tipico ma denso, il naso largo di fiori e di frutta (amarena in evidenza) si lascia un po' cuoioso verso il finale, una profumazione un po' grossa.
L'assaggio lascia un ingresso forte, denso, subito floreale ed allappante, di buona persistenza. Saporito, con acidità finale composta, nella beva non lascia in alcun modo segni alcolici, sempre presente per gustosità risulta alla lunga un po' ruvido, non sempre facile a farsi comprendere. Mi viene da classificarlo nella categoria dei Chianti "difficili"anche se non ci si deve confondere perchè il risultato è più che buono ma un po di eleganza in più non avrebbe stonato.
Il mondo del Chianti si dimostra ancora una volta molto più grande di quanto non sembri ed ogni volta che ti fermi un attimo pensando di averne viste tante ecco che ti spunta la novità. Castello di Volpaia è una di queste, cosa interessante di cui vi segnalo l'assaggio, oltre al sangiovese del quale abbiamo fatto questa puntata sulla "riserva", è la derivazione di Volpaia dell'uva sangioveto (autoctono) ovvero il Balifico, la cui speziatissima gustosità merita una visitina tutta personale.
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Ho bevuto questa bottiglia e anche io l'ho trovata difficile o forse ci sono troppi tipi di chianti per avere il paragone giusto
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