
Andate in visita a questa bellissima magione e, se trovate il momento giusto, fatevi accompagnare fra i suoi giardini, gli alti punti di osservazione, le cantine, tutti robusti punti di vista dai quali respirare la tradizione e la consapevolezza di fare vino davvero per vocazione oltre che per dedizione da duro lavoro.
Il Querciolaia che si propone in assaggio è un esempio di questa ricerca del gusto di Toscana, il suo 65% di Sangiovese e 35% di Cabernet Sauvignon matura in barriques per 20 mesi e poi affina in bottiglia per altri 6. La sua annata, il 2003, la peggiore a furor di popolo ma vi propongo il dubbio che non sia sempre vero, ha transitato in buona conservazione in cantina per un altro bel po' di anni e poi si è proposta regalando armonia e grande soddisfazione. Questo Querciolaia, dopo un riposo di oltre quattro ore stappato, ha esibito, versato nel bicchiere, un colore rosso rubino acceso. Al naso è tondo delicato, ampi i profumi di lampone e fiori tipici, frutta matura che amplifica semmai la delicatezza. Sul palato lo ritroviamo morbido all'ingresso, quasi vellutato, poi subito ben allappante e con un ampio tocco tanninico, di media persistenza lascia sul finale un ampio, docile tocco di acidità. E' proprio questo il passagio che più "stupisce" ovvero il tocco acido leggero, soffice. Un vino generalmente morbido e caldo che prende il meglio del Sauvignon e lo confonde con il tannino ed i profumi del Sangiovese, un prodotto di Toscana davvero molto buono e forse anche qualcosa di più.
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